martedì 13 maggio 2008

Kevin Warwick: Intervista con il cyborg


Scienziato controverso, Kevin Warwick, professore di cibernetica all'Università di Reading (UK), conduce ricerche nel campo della robotica e delle interfacce uomo macchina. Recentemente è stato ospite del Fest di Trieste, dove ha raccontato gli esperimenti di cui è stato protagonista.
Ascolta l'intervista a Kevin Warwick
Qui potete anche ascoltare l'intervento integrale che ha tenuto a Trieste. Il titolo della conferenza era "Metà uomini, metà macchine".
Le ricerche di Warwick sull'intelligenza artificiale lo hanno portato a progettare robot dotati di sensibilità non lontane da quelle che a noi umani conferiscono i nostri cinque sensi, e a realizzare piccoli robot mobili, pilotati da una rete di cellule nervose (prelevate dal cervello di ratti).Ma l'aspetto più controverso dei suoi studi riguarda l'ibridazione uomo-macchina. Warwick, infatti, è convinto la prossima forma di vita a dominare sul nostro pianeta potrebbe essere una specie a metà fra l'essere umano e le macchine. E che l'umanità sarà divisa fra coloro che accetteranno di ibridarsi con le macchine, e gli altri: una sottospecie dalle potenzialità limitate. In due occasioni, Warwick si è sottoposto in prima persona a esperimenti di ibridazione con le macchine, facendosi impiantare nel braccio dei dispositivi elettronici.Il primo, nel 1991, gli permise di comunicare la sua presenza alle apparecchiature elettroniche del suo laboratorio. Warwick ritiene che chip di questo tipo, che sfruttano una tecnologia che sta a metà fra quella dei Gps e quella delle radiotrasmittenti (vedi qui), potrebbero essere impiantati a tutti, per permettere di localizzare in ogni istante le persone. Lo scienziato sa bene che l'idea suscita timori, ma risponde citando l'utilità di apparecchi di questo tipo nei casi, per esempio, di persone scomparse.In un secondo esperimento, nel 2002, si fece impiantare nel braccio un microchip che gli permise di comandare a distanza strumenti elettronici di diverso tipo. Fra questi, un braccio meccanico che lo scienziato riuscì a muovere collegandosi a internet: Warwick infatti si trovava alla Columbia University di New York, mentre il dispositivo meccanico era a Londra. In quell'occasione, sua moglie si fece impiantare un dispositivo analogo: i loro sistemi nervosi entrarono così in comunicazione e i due furono in grado di scambiarsi semplici messaggi (per esempio, lui sentiva quando lei muoveva il braccio).La prossima tappa, che Warwick vorrebbe realizzare entro i prossimo 6-7 anni, è la comunicazione telepatica, da attuare attraverso impianti collocati direttamente nel cervello. Lo scienziato ritiene che in questo modo sarà possibile scambiarsi anche informazioni complesse quali immagini e sensazioni.
Ascolta l'intervista a Kevin Warwick
Fausto Intilla - www.oloscience.com

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